Privacy Policy

Al summit di Trieste il futuro dei Balcani Occidentali

Vent’anni fa i Balcani occidentali (la ex Jugoslavia più l’Albania) erano un bagno di sangue. Il 22esimo anniversario del genocidio di Srebrenica ricorre proprio in questi giorni. Adesso le otto nazioni cercano di costruirsi una normalità anche grazie al summit di Trieste. Nella due-giorni del capoluogo friulano (11-12 luglio 2017) capi di Governo e associazioni civili hanno incontrato gli omologhi di altri quattro paesi dell’Unione Europea. Lo scopo era stringere accordi politici ed economici. E darsi, forse, un futuro in Europa.

Leggendo le parole di Federica Mogherini possiamo vedere il bicchiere mezzo pieno riguardo al summit di Trieste. Intervistata dal Piccolo, la “Lady PESC” dell’Unione Europea ha ricordato i progressi compiuti negli ultimi anni: una nuova situazione di dialogo tra Serbia e Kosovo, la domanda della Bosnia di adesione all’UE, una serie di riforme economiche e della giustizia attuate in tutti i Paesi.

 

I successi del Summit di Trieste

Dal punto di vista politico ed economico, il Summit di Trieste sui Balcani occidentali sembra essersi svolto in un clima molto positivo: questo anche grazie all’energia delle associazioni del Civil Society Forum. Abbiamo potuto leggere una serie di notizie in tempo reale dell’Ansa Nuova Europa

  • Un “accordo Calenda-Kopac”: strumento con cui l’Italia si impegna a veicolare conoscenze per l’integrazione delle reti energetiche della regione.
  • La firma di un Trattato sui trasporti per la sicurezza stradale nei Paesi balcanici (in particolare dell’auto-trasporto).
  • L’auspicio di una maggiore integrazione commerciale tra Paesi UE e Balcani dell’Ovest.
  • La Dichiarazione di Trieste, un’iniziativa del network universitario degli atenei dell’area adriatica e ionica UniAdrion: la proposta è quella di creare un programma Erasmus ad hoc per la regione.

 

Il Summit di Trieste e il Processo di Berlino

Monte Triglav
Triglav_170609_015 di Darko Mulej via Flickr

E’ proprio questo lo scopo del Processo di Berlino, la starategia diplomatica avviata nel 2014 nella capitale tedesca (e proseguita a Vienna nel 2015, a Parigi nel 2016 e oggi al summit di Trieste): consolidare e rilanciare l’integrazione europea nei Balcani. Si tratta di un’iniziativa intergovernativa, quindi degli Stati (non dell’UE in quanto tale).

Tra i Paesi unionali prendono parte Italia, Francia, Germania e Austria, insieme a Slovenia e Croazia (gli unici paesi della regione attualmente nell’Unione). E poi ci sono i non-UE dei Balcani occidentali: Montenegro, Serbia (candidati in corso di negoziazione); Macedonia (un altro Paese candidato); Albania, Bosnia Erzegovina e Kosovo (considerati “candidati potenziali”).

In fondo, anche la tragedia di vent’anni fa è parte dell’identità europea: come cicatrice, naturalmente. Il Summit di Trieste prova a chiuderla.

 

Ma il nazionalismo avanza in ex Jugoslavia…

Tutto questo al netto di un nuovo nazionalismo che bolle in pentola a sud del Monte Triglav. Solo per citare alcuni eventi di cui possiamo leggere in questi mesi: bosgnacchi e serbo-bosniaci della Bosnia Erzegovina che sempre più spesso inneggiano a personaggi autoritori di opposti schieramenti quali Erdogan e Putin… Parate apertamente naziste a Zagabria, con il benestare di fatto del governo croato… Popoli che, sotto sotto, si odiano ancora con trasporto ma sono uniti nell’amore per gli anti-europeisti (ad esempio Le Pen e Wilders)… Puoi leggere le riflessioni di Miljenko Jergovic su New Eastern Europe (pubblicate su Internazionale del 7 luglio 2017): fanno davvero paura!

 

Immagine in evidenza: Trieste di Luca Candini via Flickr

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *