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Arriva la nave robot: le norvegesi Hrönn e Yara sono i prototipi

E’ l’Europa che ci piace, quella delle scoperte scientifiche e della tecnologia sostenibile: nel giro di pochi giorni, è rimbalzata tra sui tabloid continentali la notizia non di uno ma di due prototipi di nave robot: le norvegesi Hrönn e Yara Birkeland, prime navi cargo a guida automatica in Europa. E nel mondo.

In fondo, è un successo anche per le istituzioni dell’UE: la Commissione europea ha investito negli anni 2,9 milioni di euro per la ricerca sulle navi drone cofinanziando il corpo di ricerca MUNIN (Maritime Unmanned Navigation through Intelligence in Networks). Lo riporta il World Economic Forum.

 

Nave cargo a guida autonoma o nave robot

Ma cosa fa una “nave robot”? Innanzitutto può navigare senza equipaggio a bordo, guidata unicamente da riva.

Ma non solo: nel giro di pochi anni, se tutti i test e i viaggi di prova andranno per il meglio, le due porta-container norvegesi prenderanno il mare aperto senza guida umana: grazie all’intelligenza artificiale e alla tecnologia internet of things portate a bordo, gli algoritmi saranno tutto ciò di cui avranno bisogno Hrönn e Yara Birkeland. Diverse aziende continentali hanno partecipato di ai due progetti indipendenti, giungendo agli stessi risultati quasi nello stesso momento: tecnologia norvegese, expertise europeo!

 

I due prototipi di nave robot a confronto

Tanto per cominciare, si tratta di due navi ecologicamente sostenibiliHrönn, 37 metri di lunghezza per 10 di larghezza per 14 nodi di velocità massima (circa … km/h), affianca al diesel la propulsione da generatore elettrico. Alcuni giornalisti riportano anche di pale eoliche e pannelli solari: praticamente un motore ibrido su una nave cargo.

Yara Birkeland non è da meno: una nave drone di 70 metri per 15 che viaggerà solo a propulsione elettrica (per un risparmio economico annuo stimato nel 90%).

 

 

Usi civili delle due navi robot norvegesi

Sono invece diverse le scuderie e la “missione” delle due navi robot: Hrönn, gioiello della norvegese Kongsberg Maritime, della britannica Automated Ships Ltd e della francese Bourbon, compirà rilevazioni in profondità e operazioni anti-incendio. Oppure porterà rifornimenti alle piattaforme petrolifere. Yara Birkeland, voluta dalla multinazionale norvegese di fertilizzanti agricoli Yara International ASA in collaborazione con la Kongsberg Gruppen (sistemi di guida automatica), seguirà lo scopo della compagnia “madrina”: trasportare fertilizzanti tra tre porti del sud della Norvegia, tra cui Larvik. Per un risparmio di circa 40 mila viaggi di camion all’anno.

 

Sensoristica di bordo (in ottica IoT)

E parliamo di tecnologia di bordo: la sensoristica, in ottica “internet of things”, è la cifra comune per muovere le due navi cargo a guida autonoma. Yara Birkeland, esplicitano alcune fonti, è anche dotata di “control and communication systems for all areas of ship operation”. Naturalmente, essendo prototipi, non saranno indipendenti sin dall’inizio: entrambe prenderanno il mare nel 2018 con guida da riva. In seguito, da vere navi robot, saranno totalmente autonome: Yara birkeland potrà anche ormeggiare senza alcun intervento umano. Sperando che nei prossimi anni, fanno notare alcuni, esista la legislazione nazionale ed europea per le navi automa.

 

… E il prezzo?

Tutto ciò premesso, quanto costano i prototipi di nave robot? Costano. La sola Yara Birkeland ha fatto sborsare 25 milioni di dollari ai suoi armatori, secondo il Wall Street Journal. Ma sono pur sempre dei prototipi: le sorelle future saranno probabilmente più a buon prezzo!

 

Navi cargo norvegesi
Puddefjorden di TimOve via Flickr

 

Ma la prima nave robot era per uso militare (ed era americana) 

A dire la verità, Hronn e Yara Birkeland sono le prime navi robot ad uso commerciale… ma non le prime in senso assoluto. Le ha precedute l’anno scorso la statunitense Sea Hunter, un drone in vetroresina lungo 40 metri: che però è una nave ad uso militare (non commerciale). Qual è lo scopo di questa invenzione del Pentagono, costato “solo” 20 milioni di dollari? Secondo La Repubblica, seguire “i silenziosi sottomarini diesel-elettrici russi, iraniani o cinesi, fornendo al Pentagono dati preziosi”. La guerra fredda non è finita trent’anni fa!

Per uso unicamente civile è stato invece pensato un altro prodotto stupefacente dell’ingegneria marina scandinava: un tunnel sotterraneo per le navi. Lungo 1.700 metri, alto 49 metri e largo 36, dovrebbe far transitare le navi commerciali sotto la penisola di Stad (così riporta Il Post): sembra costruito per Hrönn e Yara Birkeland! Per ora è solo un progetto e se ne sta ancora studiando la fattibilità. Ma potrebbe ancora una volta lanciare la tecnologia norvegese sul palcoscenico globale. E sicuramente su quello europeo.

 

 

Immagine in evidenza: Sea-Cargo Express di Trondheim Havn via Flickr

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