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Il Bastione dei Pescatori a Budapest: foto e racconto

Quello che vedi in foto non è solo il Bastione dei Pescatori a Budapest. Insieme al Parlamento, è forse il monumento simbolo dell’orgoglio ungherese. E’ una meraviglia tutto sommato “recente” (fu inaugurata nel 1902). Ma la storia che rappresenta ha più di mille e cento anni.

Le sue sette torri a cono ricordano le sette tribù ungare che conquistarono l’area europea della “Pannonia” nel 896 d.C. E proprio per celebrare questo evento nel 1895, quasi mille anni dopo, si pensa alla costruzione del Bastione (Halaszbastya in ungherese). La progettazione viene affidata all’architetto Frigyes Schulek: lui realizza l’opera in stile neogotico e neoromanico, secondo la moda di fine Ottocento. Appare come una cornice di pietra bianca che abbraccia la medievale Chiesa di Mattia (ristrutturata proprio da Schulek nello stesso stile del Bastione). Al centro della piazza svetta la “rock star” a cavallo: è Santo Stefano primo re di Ungheria. In questa cornice c’è tutto l’orgoglio nazionale magiaro, nella sua bellezza e bellicosità.

Sì, perché gli ungheresi hanno una storia bella e bellicosa insieme. A volte fiabesca, come il Bastione dei Pescatori in pietra bianca. E però a volte è sfociata anche in un nazionalismo aggressivo. Se lo guardi come un film, c’è del sangue versato in quasi ogni fotogramma: Stefano, il grande guerriero a cavallo sulla collina di Buda, mentre riunisce le tribù di predatori e fonda lo Stato ungherese… I turchi ottomani che sconfiggono a Mohacs, nel 1526, i discendenti di quei fieri uomini a cavallo (e poco a poco li sottomettono)… Gli Asburgo d’Austria che riconoscono agli ungheresi uno Stato autonomo nel 1867 nell’ambito dell’Impero Austro-Ungarico, dopo una lotta ventennale per l’indipendenza… E poi la sconfitta della II guerra mondiale combattuta insieme al Terzo Reich, l’occupazione sovietica, la nuova indipendenza.

Sempre, sempre, sempre c’è una spada, una lotta, una scena di spicco nella guerra civile europea.

Le ferite ci sono tutte e ora il primo ministro Viktor Orbàn fa leva in abbondanza sull’orgoglio ferito. E sul nazionalismo. Al punto da affermare che “E’ venuto il tempo per ogni nazione di posizionarsi al primo posto”. Perché non esiste il popolo europeo con una sua identità, esistono solo le nazioni in Europa. E per Orbàn la democrazia può essere illiberale, la Costituzione approvata dal Partito del premier può vietare la libertà di espressione a chi “ferirà la dignità della nazione ungherese”, i muri alzati ai confini sono più che legittimi. Questo mentre avanza un partito accusato di posizioni neonaziste che chiede “un’Ungheria migliore”

Il racconto eroico e la tragedia, la fiaba e l’orrore. Il Bastione dei Pescatori racconta tutto questo.

 

 

Foto: 62/365²: Observador di Andrés Nieto Porras via Flickr

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