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Le 9 volte degli europei in America prima di Colombo (forse)

Chi celebra il Columbus Day non ce la fa più di sentirselo ripetere tutti gli anni: il navigatore genovese non fu il primo a fare la “Scoperta del Nuovo Mondo” il 12 ottobre 1492. Ma chissà quanti hanno il coraggio di sostenere che abbiamo avuto 9 volte gli europei in America prima di Colombo.

Chiriamoci subito: la maggior parte delle informazioni su queste spedizioni non si basano su argomentazioni solide. Alcune sono da interpretare come leggende sorte nei secoli, altre sono decisamente in odor di fake news. Ed è qui la buona notizia per chi festeggia il 12 ottobre come data dello storico sbarco: stando a prove documentabili, l’America sarebbe stata scoperta giusto un paio di volte prima di Colombo. E nessun’altra spedizione ha avuto, per la storia dell’Europa, le conseguenze della scoperta dell’America “ufficiale”. Cioè quella delle tre caravelle Niña, Pinta e Santa Maria, che partirono da Palos in Spagna il 3 agosto 1492 e, dopo due mesi nell’alto Atlantico, raggiunsero l’isola di San Salvador (Bahamas) il 12 ottobre successivo.

E però vale la pena raccontare queste 9 spedizioni europee, anche se molte sembrano dei fake: in gioco c’è un pezzo importante dell’identità europea. Al prescindere dalla loro “verità storica”. E ti spiegherò perchè.

A tutte queste spedizioni, reali o presunte tali, bisognerebbe aggiungere le scoperte dell’America (anche qui, reali o presunte) da parte di naviganti e popoli extra-europei: anche a loro Wikipedia dedica un paragrafo intitolata proprio “Retrodatazione della scoperta dell’America”.

 

Ecco le 9 scoperte europee dell’America. Reali o presunte

Fatta questa premessa, prendiamolo come un gioco: vediamo le 9 volte degli europei in America prima di Colombo. In ordine cronologico inverso, segnalando quelle ormai provate dalla storiografia scientifica e quelle che appaiono troppo inverosimili.

 

Europei in America: nave medievale
Nave medievale: fonte Wikipedia Commons

Jan Scolvus, un polacco-danese in Labrador: 1476-1477

Ci troviamo quasi nella terra del mito. “Pare” che quasi quindici anni prima di Colombo, nell’inverno tra il 1476 e il 1477 una spedizione danese abbia raggiunto l’Islanda, la Groenlandia e addirittura il Labrador.

Questa missione, sovvenzionata da Re Cristiano I di Danimarca, avrebbe avuto quattro protagonisti. Tra questi, è appurata l’esistenza storica dei corsari tedeschi Didrik Pining e Hans Pothorst e dell’esploratore portoghese João Vaz Corte-Real. Ma c’è un quarto che si perde tra le nebbie del “si dice” e del “si crede”: è John Scolvus, un navigante polacco al servizio della corona danese. Ciò secondo l’ipotesi più accreditata.

Come puoi leggere in questa pagina a lui dedicata, poche sono le attestazioni storiche della spedizione in mezzo ai ghiacci del Nord: una mappa cartografica del 1536, una Historia de las Indias del 1553, i lavori dello storico polacco Joachim Lelevel (XIX secolo) e poco altro. Tutte fonti scarne e successive al presunto viaggio del 1476. Inoltre, non c’è solo chi pensa che il mitico John Scolvus sia polacco di origine, col nome di Jan z Kolna (“della città di Kolno”). C’è chi lo descrive come un pilota norvegese, un corsaro catalano, un capitano gallese. E c’è un’altra teoria sulla sua identità (che ti racconterò più tardi).

Non si sa neanche se sia realmente esistito un John Scolvus. E neanche se la spedizione dei quattro del 1476 abbia davvero portato degli europei in America del Nord. O che almeno sia partita.

 

Antonio Zeno, veneziano, e il principe Zichmni delle Orcadi: 1398

Passiamo oltre. Nel 1558 Nicolò Zeno, un illustre veneziano membro del Consiglio dei Dieci, pubblicò una cronaca di esplorazioni ed una cartina dell’Oceano Atlantico del nord. Entrambe avrebbero avuto a che fare coi viaggi di un suo omonimo antenato e di suo fratello: rispettivamente Nicolò e Antonio Zeno, vissuti tra 1300 e 1400. In particolare, Antonio sarebbe giunto in una terra di Estotiland insieme al suo protettore politico: il principe-esploratore Zichmni. Due europei in America prima di Colombo?

 

Europei in America: Mappa di Zeno (1558)
La Mappa di Niccolò Zeno del 1558: fonte Wikipedia Commons

 

La vicenda ha un’origine suggestiva: negli ultimi anni del XIV secolo, un pescatore delle Fær Øer ritorna a casa narrando di essere stato per ventisei anni prigioniero delle genti di Estotiland. Secondo il suo racconto, i nativi conoscono la birra e navigano su grandi navi, hanno antichi libri in latino ma non li sanno leggere. E nei tempi andati commerciavano con la Groenlandia. Il principe Zichmni delle Orcadi ascolta questo racconto e, impressionato, decide di partire alla ricerca di Estotiland affidando il comando ad Antonio Zeno. La spedizione raggiunge Estotiland, cioè la Nuova Scozia, il 2 giugno 1398.

In Italia, il filologo contemporaneo Giorgio Padoan crede alla verità del racconto dell’illustre veneziano: il principe Zichmni sarebbe Henri I Sinclair, Conte delle Orcadi e Barone di Roslin. Un’ipotesi già avvalorata dal dal naturalista tedesco Johann Reinhold Forster nel Settecento. Estotiland, per Padoan, equivarrebbe proprio alla Nuova Scozia. Le sue genti sarebbero state i discendenti dei vichinghi (che effettivamente avevano raggiunto l’America intorno all’anno 1000).

Padoan non è il solo, dato che molti dopo il 1558 hanno creduto che il racconto di Nicolò Zeno fosse vero. Tra questi, la moderna Prince Henry Sinclair Society of North America, che ha fatto posizionare una stele a Guysborough in Nuova Scozia, nel luogo del presunto sbarco. Addirittura Andrew Sinclair, il regista e scrittore britannico discendente del “principe Zichmni”, ha sostenuto questa ipotesi nel suo libro The Sword and the Grail.

Le evidenze di questo viaggio sono però piuttosto scarse. Come suggerisce il Dictionary of Canadian Biography, è molto più probabile che il tutto sia frutto di una falsificazione storica: già nel 1898 lo storico F.W. Lucas mostrò che molte erano le incoerenze nel testo: per esempio, Henri I Sinclair non avrebbe mai avuto alla sua corte i fratelli Zeno. E non sarebbe neanche mai partito per viaggi nell’Atlantico.

Dubitare è lecito? Assolutamente sì.

 

Templari in America: anno 1314

Europei in America: templari partiti da La Rochelle?
Il porto di La Rochelle: foto di Andy Roberts via Flickr

Certo, l’ipotesi è molto suggestiva: l’Ordine del Tempio, fondato a Gerusalemme nel 1118-1119, avrebbe preceduto Colombo.

La storia ufficiale è questa: nel 1314 il re di Francia Filippo il Bello fa ardere vivo l’ultimo Gran Maestro dei Templari, Jacques de Molay. Pochi anni prima aveva soppresso l’Ordine con l’accusa di eresia e idolatria. In realtà Filippo aveva interesse a incamerare i proventi del ricco sistema bancario dei cavalieri del Tempio. Qui invece cominciano i fatti non documentabili: i templari scampati alla persecuzione sarebbero salpati dal porto di La Rochelle verso il Nuovo Mondo.

Tra quelli che credono in questi ipotesi, lo storico franco-argentino Jacques de Mahieu, che ha scritto il saggio Les Templiers en Amérique. E anche i Templari Cattolici Italiani, associazione che si rifà alla tradizione dei cavalieri del Tempio e che sul suo sito dedica un post all’argomento.

Le prove di questi “europei in America prima di Colombo”? Prima di tutto, il fatto che cavalieri dell’Ordine arruolassero per le proprie flotte anche marinai normanni (che avrebbero scoperto l’America poco prima dell’Anno Mille). E altri indizi di questo genere, secondo il post citato. Un po’ poco per convincere e per spostare ufficialmente l’anno della scoperta dell’America.

 

Marco Polo e le misteriose “pergamane americane”: XIII secolo

Non paghi di aver perso il primato della grande scoperta, i veneziani ci riprovano con un altro connazionale: Marco Polo.

E’ un’ipotesi di cui ha parlato anche un articolo del Corriere della Sera. Una serie di mappe antiche, pubblicate dal cartografo Benjamin B. Olshin e “apparentemente” scritte dalle tre figlie dell’esploratore veneziano, conterrebbero alcuni enigmi. Uno su tutti: sui documenti in pergamena, comparirebbe la forma dell’Alaska. E sarebbe spesso presente il termine Fusang, nome cinese di una terra “al di là dell’Oceano”.

Fusang è una terra di cui Marco Polo scrive anche nel Libro delle Meraviglie o Milione: un mercante siriano gliela descrisse come una terra “a 40 giorni di navigazione a est” della penisola di Kamchatka. Un’isola del Mar Cinese o l’Alaska? Alcuni contemporanei spingono per questa ipotesi.

Ma è lo stesso Benjamin Olshin a smentirla, come spiega anche il Corriere della Sera: il radiocarbonio data la mappa almeno al XV-XVI secolo (quindi almeno ai tempi di Colombo). Inoltre, non c’è altra traccia del Nuovo Mondo nel Milione.

E la terra di Fusang? E’ veramente l’Alaska? Veramente un europeo ha identificato il nuovo continente già nel XIII secolo? Tutto resta irrisolto. Per ora, non è dimostrato che Marco Polo abbia scoperto l’America prima di Colombo.

 

Europei in America: il Libro delle Meraviglie e Fusang
Il Libro delle Meraviglie: particolare fotografato Pilar Rubio Remiro (fonte Flickr)

Un principe gallese a Maddok, North Dakota: anno 1170

Anche i gallesi? Ebbene sì, anche i gallesi si intestano la scoperta. E’ una pseudo-storia dura a morire: fino alla vicenda reale, riportata da Adnkronos, di un bidello di scuola gallese di nome Tony Williams partito per il Nord Dakota. Il suo scopo: dimostrare che un suo compaesano scoprì il Continente già nel 1170.

Si tratterebbe del principe Madoc del Gwyned, un grande guerriero medievale a metà tra storia e mito. Leggenda vuole che, per fuggire alle guerre della sua terra natìa, il principe gallese sia salpato per l’Oceano con un migliaio fra uomini, donne e bambini. Con questo seguito sarebbe sbarcato nella Baia di Mobile, in Alabama. Da qui sarebbe partito per numerose viaggi nel nord America. E avrebbe avuto incontri e scontri con le popolazioni indigene, fino a stabilirsi “da qualche parte nel Midwest”.

La prova del nove della scoperta gallese dell’America, secondo Tony Williams? L’esistenza di una città nel North Dakota di una cittadina chiamata Maddok, vicina alle terre degli indiani Sioux (con cui la gente del principe si sarebbe mischiata).

Già nel medioevo al principe Madoc si attribuivano viaggi marini ed esplorazioni. Ma è all’epoca della regina d’Inghilterra Elisabetta I d’Inghilterra che comincia la sua fama di scopritore dell’America. Lo scopo dell’operazione? Avvalorare le pretese dei britannici sulle terre del Nuovo Mondo. A questo “gioco” parteciparono alcuni scrittori inglesi noti all’epoca: ad esempio Humphrey Llwyd, David Powel, e John Dee.

Lo stesso Dee si spinge però a dire che ci furono altri europei in America prima di Colombo: tra questi, anche Re Artù. E perché non Budda, Gesù Cristo e Chuck Norris?

 

I vichinghi in America: anno 1000

Questa scoperta dell’America da parte di popoli europei è invece ben argomentata. Sono infatti sempre di più gli studiosi che accettano che i vichinghi raggiunsero il Nuovo Mondo intorno all’anno 1000. E la Vinland di cui parlano i poemi nordici altro non sarebbe se non la penisola di Terranova (Canada).

Ci sono le evidenze archeologiche: nel 1960 fu scoperto a L’Anse aux Meadows un villaggio dell’XI secolo, ancora in ottime condizioni, coi tipici tetti di legno lunghi e coperti di zolle.Dal 1978 il sito ha la sua scheda Unesco. Inoltre, un secondo insediamento vichingo è stato scoperto a Terranova nel 2015 utilizzando mappe aree e satellitari: puoi leggere i dettagli su Il Post.

 

Europei in America: resti vichinghi a L'Anse aux Meadows
Il sito di L’Anse aux Meadows fotografato da Minniemouseaunt via Flickr

 

I vichinghi islandesi avevano già esplorato e colonizzato la Groenlandia verso il 980: il loro capo era Erik il Rosso, un islandese bandito dalla sua Isola per omicidio. Ma non sarebbe vera storia se non si colorasse di leggenda: in questo caso, quella raccontata dalle Saghe degli Islandesi (qui editate in un database multilingua). E leggenda vuole che il pescatore Bjarni Herjólfsson, mandato fuori rotta da venti e nebbie, raggiunse per sbaglio terre a ovest della colonia groenlandese.

Di ritorno, Bjarni raccontò il tutto al figlio di Erik, Leif Eriksson: il quale intorno all’anno 1000 organizzò, insieme ai suoi fratelli, una serie di spedizioni. Tre le terre che scoprirono, secondo le Saghe: Helluland “terra delle pietre piatte”, Markland “terra delle foreste” e la mitica Vinland “terra del vino” corrispondente a Terranova.

Tutto parte sempre da un pescatore che si è perduto e da un principe assetato di avventura. Ma questa volta c’è anche il marchio della storiografia scientifica. E quindi, chi ha scoperto l’America? L’esploratore genovese, con le tre caravelle, o i vichinghi con i loro lunghi drakkar? Leggendo le Saghe degli Islandesi e visitando i siti archeologici a Terranova, sembra proprio che degli europei siano giunti in America prima di ColomboChapeau!

 

L’irlandese San Brandano nel “Paradiso terrestre”: V secolo d.C.

Con questo viaggio torniamo saldamente nel terreno del mito. San Brandano fu un abate irlandese, vissuto tra il V e il VI secolo, che fondò molti monasteri in Islanda e Scozia. La tradizione medievale si appropriò di questa figura storica per farne un Navigatore alla ricerca del Paradiso Terrestre.

Abbiamo uno scritto in latino del XI secolo che testimonia questa tradizione: la Navigatio Sancti Brandani, divenuto un cult della letteratura del Medioevo e a cui anche Dante Alighieri si ispirò. Il fatto è che alcuni autori hanno poi visto nell’Eden una trasfigurazione medievale dell’America. Che Brandano avrebbe raggiunto per davvero!

Naturalmente, in questo caso le prove sono ancora più inconsistenti. Resta un bel racconto medievale e il desiderio di scoperta e fuga da parte degli europei.

 

Europei in America: un ananas in un mosaico romano
Ananas in un mosaico di Palazzo Massimo (Roma): foto Tripadvisor

I romani e gli ananas: europei in America nel I secolo a.C.

“L’Impero colpisce ancora” verrebbe da dire, ma c’è poco da scherzare: esistono indizi del fatto che i romani andarono in America più di mille e cinquecento anni prima di Colombo. E non sono semplici da contraddire.

Li ha raccolti Elio Cadelo, caporedattore del Giornale Radio Rai, nel saggio Quando i Romani andavano in America. Ed ecco le prove, sintetizzate in un’intervista concessa dall’autore alla Storia In Rete

  • Ci sono chiare tracce del Nuovo Mondo in fonti e resti del periodo romano: ananas in mosaici di Roma e Pompei, una menzione del mais nelle Historiae naturales di Plinio il Vecchio, la raffigurazione del Sud America nel planisfero di Claudio Tolomeo. Due prodotti teoricamente scoperti in America da Colombo e una terra che non dovrebbe stare su una carta geografica dell’Antichità.
  • Sappiamo che i popoli del I secolo a.C. navigavano nell’Atlantico oltre le “Colonne d’Ercole” di Gibilterra: lo stesso Giulio Cesare condusse una battaglia navale contro i Galli in pieno Atlantico per poi invadere la Britannia.
  • Sono state scoperte navi imperiali foderate in piombo, come protezione dai molluschi nelle spedizioni trans-oceaniche.
  • Inoltre, tracce di romanità sono state trovate in Cina, Indonesia, Nuova Zelanda (soprattutto per scopi commerciali). Sarebbe inoltre accertato che i romani circumnavigarono l’Africa e si spinsero fino all’Islanda: perché non avrebbe potuto raggiungere l’America?

Quella di Cadelo è una teoria difficile da smontare. Personalmente, non sono riuscito a trovare su internet prove sufficienti per sostenere il contrario. A parte questa affermazione, di Bufale.net: l’ananas nel mosaico di Palazzo Massimo a Roma potrebbe essere (come forse gli altri?) una pigna di pino domestico “ornata da un incongruo ciuffo”. Oppure un restauro anacronistico.

Anche qui dubitare è lecito: i romani potrebbero non avere scoperto l’America. Oppure sì.

 

Europei primitivi in America: 24 mila anni fa

Ebbene sí: gli europei primitivi colonizzarono l’America già 24 mila anni fa. Parecchi prima di Colombo.

Fino a poco tempo fa si pensava che fossero state tribù asiatiche della Siberia a popolare per prime il continente americano.

Oggi, in seguito a scoperte archeologiche (divulgate da Nature e qui commentate fa Huffington Post) la versione ufficiale ­è cambiata. Le tribù siberiane avrebbero lasciato l’Asia insieme a gruppi etnici dell’Europa: i quali si erano già spostati a est, e in poco tempo, durante l’ultima Era Giaciale. Insieme, le tribù europee e quelle autoctone siberiane avrebbero attraversato lo Stretto di Bering ghiacciato. E avrebbero popolato l’America e dato congiuntamente il proprio genoma ai pellerossa.

Il resto è storia. Anzi preistoria.

 

1477: Colombo scoprì l’America… prima di Colombo?

Se poi a far concorrenza alla “Scoperta dell’America” del 1492 ci si mette lo stesso Cristoforo Colombo… arriviamo a quota 10!

Questo perché secondo alcuni l’esploratore semi-sconosciuto Jan Scolvus… sarebbe proprio il navigatore genovese! E’ una delle teorie fantasiose che sono sorte intorno alla scoperta del Nuovo Mondo e come tale va presa.

E’ invece possibile che Colombo abbia esplorato l’alto Atlantico, arrivando in Islanda e, forse, in Groenlandia. Lo pensa ad esempio la saggista Corina Bucher: un capitolo del suo libro Cristoforo Colombo corsaro e crociato è pubblicato sul sito In-Contro/Storia. Alla spedizione portoghese-danese dei mari del Nord del 1476-1477, cioè quella del leggendario Scolvus, avrebbe partecipato anche un giovane navigante genovese (era nato nel 1451 e, quindi, all’epoca avrebbe avuto venticinque anni). Il quale aveva sposato una nobildonna portoghese ed aveva quindi contatti col paese alleato della Danimarca.

 

Groenlandia: Colombo la raggiunse nel 1477?
Ilullisat Icefjord in Groenlandia: foto di Kate Bum via Flickr

 

Le prove di tutto ciò? Una presunta lettera di Cristoforo Colombo (grassetti miei): “Nel mese di febbraio 1477 ho navigato per cento leghe oltre Tile [cioè Thule, l’Islanda] fino ad un’isola la cui parte meridionale dista 73 gradi dall’Equatore e non 63 come alcuni dicono… Su quest’isola, grande come l’Inghilterra, gli inglesi (specialmente quelli di Bristol)  approdano con le loro merci“. Purtroppo, gli originali dei diari di Colombo precedenti alla “Scoperta ufficiale dell’America” non ci sono giunti. Questo passaggio è però stato trascritto da Fernando Colon (figlio dell’esploratore) e da Bartolomé De Las Casas: quindi due attendibili contemporanei del genovese.

A parte qualche errore nella misurazione della latitudine, la terra descritta è proprio la Groenlandia e non c’è ragione di non credere alla verità della fonte. “Morale della favola”? La trae Corina Bucher (ancora grassetti miei):

“Perché questo viaggio [cioè la spedizione portoghese-danese], che pare abbia seguito le orme dei Vichinghi, non avrebbe dovuto interessare a Cristoforo Colombo? Anche se egli non avesse partecipato alla spedizione di Jan Scolvus fino alla fine – stando a Tornoë, Scolvus avrebbe quasi circumnavigato l’isola Baffin – il viaggio dovrebbe aver rafforzato in lui la voglia di continuare le esplorazioni nell’Oceano Atlantico“.

 

9+1 europei in America prima di Colombo: tra mito e realtà, cosa rimane?

Europei in America: una caravella
Caravela Vera Cruz no rio Tejo: fonte Wikipedia Commons

E’ una domanda lecita, viste le quasi 10 presunte spedizioni prima di quella delle tre caravelle spagnole. Molte palesemente fake, alcune probabilmente reali: la data della scoperta dell’America da parte di europei sarebbe comunque da traslare dal 12 ottobre 1492 all’anno 1000, o al I secolo avanti Cristo… o addirittura a 24 mila anni fa!

Per inciso, ti chiederai anche cosa c’entra un blog che tenta di spiegare l’Europa ad un ornitorinco… con la scoperta dell’America! Da parte di europei, per carità.

Perchè insomma questi europei si sono tanto affannati a dimostrare di avere scoperto il Nuovo Mondo prima di Colombo? Quasi ne andasse della loro stessa identità. Te lo spiego subito.

Premessa: non sono uno storico e quindi, sicuramente, qualcun altro darà un’interpretazione migliore a tutte queste cronache di viaggi. Mi sembrano però evidenti due elementi. Vado con ordine.

 

Prima del 1492…

Prima del 1492 (ma anche per un po’ di anni a seguire), l’Europa è tutta un proliferare di storie di terre fantastiche e di eroi alla loro scoperta: pescatori sperduti in nuovi mondi, santi in esplorazione del Paradiso Terrestre, civiltà magnifiche e mercanti… Storie fittizie ma anche reali (penso al Libro delle Meraviglie di Marco Polo). C’è il desiderio di vedere come si sta altrove. Del resto l’Europa del medioevo, per quanto ampiamente sottovalutata come civiltà, non è proprio un posticino caldo e accogliente: fame, epidemie, una continua guerra civile tra europei e tutto ciò che conosciamo dai libri.

 

…E dopo il 1492

Dopo il 1492, e fino ai giorni nostri, le cose cambiano un poco. Illustri europei (non solo loro, ma soprattutto loro), si riappropriano delle storie di terre e di naviganti e le reinterpretano. Aggiungendo un antenato o un compatriota come primi esploratori delle coste ovest dell’Atlantico. Danesi, portoghesi, tedeschi, polacchi, scozzesi, gallesi, irlandesi, romani, veneziani… e altri europei in America prima di Colombo: quasi ogni popolazione d’Europa ha il suo scopritore del Nuovo Mondo.

Ma è così importante avere scoperto l’America? Lo è. Lo ricorda il sito Historia Ludens (grassetti miei): “Diventare ‘scopritore dell’America’, è diventato qualcosa di più che rivendicare un titolo di nobiltà. E’, nel mondo globalizzato, affermare la propria centralità planetaria. Il sito si riferisce in particolare a Recep Erdogan, che qualche anno fa attribuì ai turchi la scoperta del continente al di là dell’Atlantico. Ma è un discorso che si adatta benissimo anche a noi, coinquilini del Vecchio Mondo.

Intendiamoci: alcuni, il grande viaggio al di là dell’oceano, lo hanno fatto per davvero prima del 1492. Per tutti gli altri, mi sembrano due le chiavi di lettura: per gli europei medievali, la terribile voglia di fuga dal proprio mondo. E per gli europei moderni o contemporanei, la terribile voglia di rimettere il proprio mondo al centro del mondo. Due elementi che, volenti o nolenti, hanno giocato e giocano un ruolo importante nell’identità di noi europei.

 

Alba alla fine del Mondo
Sunrise at the End of the World: foto di Christopher Michel via Flickr

 

 

Immagine in alto: statua di Colombo, foto di Tryandig via Flickr

 

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